Riceviamo e volentieri pubblichiamo la sintesi della Dott.ssa Maria Grazia Caligaris a seguito del Suo intervento al Convegno ‘Che la politica entri nelle donne’ tenutosi a Nuoro il 13 giugno 2014
La politica al femminile ha particolarmente bisogno di incontri, dibattiti e confronti. Di elaborare un nuovo linguaggio e modalità differenti di esprimere i bisogni. Ecco perché l’iniziativa promossa a Nuoro dall’Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia è stata accolta con particolare interesse. E’ stata infatti l’occasione per riflettere sull’attualità della presenza delle donne nelle Istituzioni e sulle difficoltà che devono essere identificate e superate con azioni positive. Indispensabile è la nascita di una rete di solidarietà che guardi lontano e coinvolga le donne di tutte le componenti sociali. Fondamentali inoltre i servizi per sostenere la famiglia e non far ricadere la cura parentale solo sulla parte femminile della società.
Le dinamiche interne delle Assemblee e degli Esecutivi sono dettate da logiche estranee alla sensibilità femminile che rischiano di allontanarle ulteriormente dalla politica. Non bisogna, inoltre, trascurare il fatto che l’aumento delle povertà fa perdere di vista ai cittadini le battaglie per una democrazia vera. Occorre, quindi, una “rivoluzione culturale” che investa anche i vertici dei partiti dove le donne sono ancora quasi assenti. Del resto quando esprimono una consistente presenza, non riescono a incidere perché spesso manca la consapevolezza di costruire eredità e permane la difficoltà a costruire progetti insieme.
E’ forte il rischio di “usare” le donne nelle competizioni elettorali e negli organi di Governo quali specchietti per allodole. A un elettorato demotivato e stanco delle “solite” facce si propongono novità che però talvolta non hanno reale possibilità di operare con modalità differenti. Anche il giovanilismo presenta aspetti scarsamente innovativi perché spesso la logica dominante è quella dell’appartenenza al leader di turno.
Uno dei principali nodi da sciogliere è quello del sistema elettorale. Si tratta di un fattore determinante, per una democrazia che non voglia essere solo formale. In questi ultimi dieci anni se n’è parlato molto male, ma il proporzionale favorisce la conoscenza delle idee dei candidati, dei programmi di governo, delle idealità sottese e della rappresentanza di genere. Ha permesso di occupare le aule parlamentari a esponenti di una variegata espressione della società. Favorisce un rapporto tra i cittadini e tra questi e la politica.
Con il sistema maggioritario e il bipolarismo invece si ritorna nel medioevo della politica. La scelta dei candidati è gestita dai potentati politici e l’elezione avviene non in modo libero ma sulla base di “quote” e scelte preordinate in assenza di autentiche primarie. Favorisce i poteri forti e richiede inoltre disponibilità finanziarie notevoli per affrontare l’agone elettorale.
Occorre inoltre considerare che il percorso avviato con la motivazione “razionale” di rendere stabili i Governi ha finito col promuovere un sistematico svuotamento del ruolo delle Assemblee elettive. Con il passare del tempo le Aule parlamentari stanno diventando i luoghi in cui si approvano quasi esclusivamente i provvedimenti degli Esecutivi. Come hanno evidenziato in questi anni le esperienze maturate negli Enti Locali, con questo sistema sono state fortemente ridimensionate anche le opposizioni ridotte quasi al silenzio. E’ stato altresì evidenziato che le Giunte funzionano meglio quando sono costituite da amici legati al “capo” da un rapporto di “fedeltà”, non necessariamente politico-ideologico.
In questo contesto s’inserisce il progressivo annientamento dei Partiti che, indeboliti dagli anni “oscuri” della Prima Repubblica, messi in crisi dalla dialettica interna per il rinnovamento della classe dirigente e dalla nascita dei “movimenti” si sono chiusi in stessi. Stretti nella morsa di un maggioritario che strozza, nel vano tentativo di contare di più, i vertici hanno continuato a staccarsi dalla base e si sono aggrappati al leader di coalizione talvolta assecondandolo pur senza convinzione.
Il diffuso qualunquismo che si agita tra i cittadini, inducendoli a rinunciare alla partecipazione attiva, rischia di crescere ancora determinando un ulteriore disamore verso un’arte nobile finalizzata a fare vivere meglio tutti i cittadini, compresi i più deboli. Si profila insomma il serio pericolo di una svolta autoritaria.
La porta per uscire da questo stato di cose è davvero stretta. Occorre un’autentica rivoluzione culturale, a partire dal linguaggio, dai modelli. Al medioevo bisogna contrapporre un nuovo umanesimo della politica. Un modo di affrontare e risolvere i problemi per conquistare le libertà perdute a favore della crescita della società. Il diritto di rappresentanza non può essere contrapposto alla stabilità di governo.
Le quote rosa insomma sono diventate una necessità. Sono un punto di partenza per le aspirazioni a vivere l’esperienza d’integrazione come protagoniste. Sostenerle con determinazione insieme alla doppia preferenza di genere è molto importante. Nel frattempo occorre intervenire contro gli stereotipi di genere e costruire generazioni di giovani senza paraocchi. Non è facile ma bisogna scommettere e spetta adesso alle donne indicare nuovi percorsi, prospettare idee progettuali, vivere la politica come impegno costante, sostenere quelle (poche) che sono nelle Istituzioni, lasciare da parte i personalismi e l’ipercriticismo per costruire finalmente un noi.
Maria Grazia Caligaris
Presidente Associazione ONLUS Socialismo Diritti Riforme

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